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Le pubblicazioni distribuite dalla nostra Sezione
Giuseppe Romussi, il partigiano “Roccia”, fu un uomo semplice e tenace, comunista e antifascista fin dalla prima ora, che visse con coerenza e passione ogni stagione della sua lunga esistenza. Nato a Modena nel 1898 e cresciuto a Susa, attraversò il Novecento inseguendo ideali di giustizia e libertà. Impiegato a Milano durante gli anni bui dell’ascesa fascista, tornò alle montagne piemontesi per scelta e per dignità, rinunciando a un posto sicuro pur di non piegarsi al regime. Combattente nella Resistenza nelle file della IIIa Divisione Garibaldi e della 16a Brigata SAP “Benedetto Battista” in Valle di Susa e nel Torinese, operò al fianco della moglie Antonietta, coraggiosa staffetta e figura centrale del racconto autobiografico che dà il titolo a questo volume. Con Antonietta, Giuseppe ci consegna una testimonianza intensa e commossa di una donna che seppe affrontare povertà, emigrazione e guerra con fermezza e intelligenza, tra Romania, Russia e Italia. Scritto nel 1964, questo racconto è molto più di un ricordo personale: è un omaggio a una generazione di donne e uomini che, nella quotidianità come nella lotta, hanno incarnato i valori della resistenza civile e politica. Pubblicato grazie alla tenacia del nipote Fernando Romussi (di cui pubblichiamo in appendice un breve scritto dedicato a tre donne resistenti) e curato da Renato Sibille, Antonietta restituisce voce a un frammento prezioso della memoria. Con il contributo della Sezione ANPI Chiomonte Alta Valle Susa e dell’Editore Baima - Ronchetti di Castellamonte, questo libro è un atto d’amore verso la storia, le radici e le lotte che ancora parlano al nostro presente.
L’autore di “Antonietta”: Giuseppe Romussi, nome di battaglia “Roccia” (Modena 1898 – Susa 1995), Partigiano della IIIª Divisione Garibaldi dall’ottobre 1943 all’ottobre 1944 poi componente della 16a Brigata SAP “Benedetto Battista” che opera in Provincia di Torino fino alla Liberazione. Iscritto al PCI fin dal 1921 di cui è tra i fondatori della Sezione di Susa.

Editrice Tipografia Baima-Ronchetti (2025)
Il Diario della prigionia in Germania di Giovanni Benedetto è il diario di un IMI, internato militare italiano che percorre il periodo che va dal 9 settembre 1943, quando viene arrestato dai nazisti insieme ai suoi commilitoni nella caserma Varese di Cesana Torinese, fino al ritorno a casa a Borgomasino, nel Canavese, nell’agosto del 1945. Il manoscritto è giunto a noi con qualche lacuna perché Giovanni, secondo quanto riportato dalla nipote Maria Luisa Tealdo che lo ha conservato, in preda a un momento di sconforto “in un giorno in cui forse i ricordi pesavano troppo”, iniziò a strappare parte delle pagine del diario. Per fortuna lo vide in tempo la sorella Domenica che intervenne per salvarlo. Tuttavia, il racconto di Giovanni, talvolta crudo, è rappresentativo della vicenda umana di centinaia di migliaia di soldati italiani finiti per diventare gli “schiavi di Hitler”, la forza lavoro dell’economia bellica nazista.
L’autore di “Diario della prigionia in Germania”: Giovanni Benedetto (Borgomasino 18/10/1916 – Ivrea 4/12/1983). Operaio presso l’Olivetti. Deportato nei lager nazisti come IMI dal settembre 1943 all’agosto 1945.

Editrice Tipografia Baima-Ronchetti (2025)
Don Giuseppe Marabotto racconta in maniera autobiografica la propria storia nel volume Un prete in galera, pubblicato per la prima volta da Gribaudo nel 1953. Il libro ripercorre alcune fasi cruciali della vita del sacerdote durante il conflitto. Prima del 1943 don Marabotto dichiara di non essersi mai interessato attivamente alla politica. Ma dopo l’otto settembre, e in particolare dopo i tragici avvenimenti di Boves, il sacerdote inizia la propria attività contro il governo fascista. Entra a far parte della Resistenza col nome di Tevere Tre e si sposta in montagna, nella zona tra il Sestriere e il Monginevro, dove inizia a dirigere un servizio segreto di controspionaggio. Il 26 giugno 1944, a Cesana, viene arrestato dai fascisti e torturato; poco dopo lo trasferiscono in via Asti a Torino, dove subisce lunghi e provanti interrogatori. Don Marabotto ricorda come sia stata la preghiera ad aiutarlo a sopportare l’enorme tensione psicologica e a non tradire i suoi compagni. Poco dopo, viene condannato a morte e trasferito nel Buco, la cella di punizione destinata alla sua ultima notte. Ma la fucilazione viene rinviata, e Marabotto trascorre altri dieci mesi di prigionia. Durante questo lasso di tempo cambia nome di battaglia in Ramon e ricomincia a svolgere la sua attività antifascista dall’interno grazie all’aiuto del fedele luogotenente Bill, che fa giungere i suoi messaggi ai partigiani. Nel 1945, miracolosamente scampato all’esecuzione capitale, esce dal carcere e si unisce alla Liberazione di Torino. Qualche anno dopo inizia la stesura di questo volume, preziosa testimonianza dell’impegno di parte del clero nella Resistenza Italiana.
L’autore di "Un prete in galera": Parroco di Thures (frazione di Cesana, vicino al confine con la Francia), Don Marabotto è l’esempio di un sacerdote direttamente coinvolto nella lotta partigiana, avendo fondato nel dicembre del 1943 la Banda Chabod. A Thures, dopo l’8 settembre del 1943, alcune caserme di confine erano state abbandonate dall’esercito italiano che lasciava sul posto anche una discreta quantità di armi. Don Marabotto, a poco a poco, raccoglie personalmente queste armi e le fa giungere ai partigiani della Val Sangone. Lo aiuta Ines Barone, maestra a Cesana, che, tornando ogni settimana alla sua abitazione del Mollar dei Franchi, sopra Giaveno, funge da staffetta. Don Marabotto, con la complicità del parroco di Champlas du Col, viene arrestato nel giugno del 1944 e condannato a morte dal Tribunale Speciale, la sentenza non verrà eseguita, ma rimarrà in carcere, alle Nuove di Torino, fino al 26 aprile del 1945. Pochi anni dopo la fine della guerra, nel 1953, don Marabotto parla di questa esperienza nel libro intitolato Un prete in galera, nel quale rievoca anche il ruolo svolto dal clero locale nella Resistenza.

Editrice Tipografia Baima-Ronchetti (2023)
«La scelta. Alle radici della nostra democrazia» offre con linguaggio semplice e diretto un quadro esaustivo del periodo compreso tra l’avvento del Fascismo e la nascita della nostra Repubblica.
Scritto per gli studenti delle scuole superiori e proposto al pubblico, si propone di suscitare un dibattito franco e leale su quanto hanno significato, e significano oggi, il ventennio fascista e la Resistenza nella narrazione storica e nel dibattito odierno e quanto ancora ci sia da comprendere e riflettere circa le libertà, i diritti, la democrazia e i totalitarismi di ieri e nascenti.
Un piccolo libro con grandi ambizioni, corredato di immagini anch’esse parte di un percorso culturale di ricerca.
Gli autori hanno in comune una lunga esperienza di insegnamento nelle scuole e di narrazione storica non accademica..

Edizioni Del Graffio (2025)
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